FAQ

Perché la locazione invece del mutuo bancario?

Rispetto alle forme di finanziamento "tradizionali" (es. mutuo bancario), la locazione:

  • Presenta tempi di istruttoria rapidi;
  • Consente di finanziare il costo del bene per intero (IVA compresa);
  • Non intacca i ratios di bilancio dell’utilizzatore
  • È un servizio estremamente flessibile che può essere "tagliato" sulle diverse esigenze del cliente (molteplici combinazioni sono possibili tra: durata del contratto, periodicità ed importo dei canoni, valore di riscatto del bene, prestazione di servizi aggiuntivi sul bene, quali assistenza, assicurazione, manutenzione ecc.).

Perché la locazione invece di un finanziamento nelle forme tradizionali?

La locazione presenta sia i vantaggi del finanziamento che quelli del noleggio, in quanto consente di poter disporre di beni senza bisogno di immobilizzare la somma di denaro necessaria per acquistarli.

Perché la locazione invece dell’acquisto?

La locazione presenta, rispetto all’acquisto diretto del bene, i seguenti vantaggi fiscali:

  • Permette il frazionamento dell’IVA nei canoni periodici;
  • Può consentire generalmente una deducibilità dei canoni in tempi più breve rispetto all’ammortamento ordinario

Perché la locazione invece della vendita a rate?

Differenza tra locazione e vendita a rate

  • Nella locazione il bene rimane di proprietà della società concedente per tutta la durata del contratto, e passa all’utilizzatore solo se quest’ultimo al termine dello stesso esercita l’opzione di riscatto oppure viene rivenduto al cliente dal fornitore
  • Nella vendita a rate, invece, si ha un immediato passaggio di proprietà del bene (passaggio che tuttavia rimane "condizionato" al regolare pagamento delle rate) dal concedente all’utilizzatore. Di conseguenza, dal punto di vista contabile e fiscale, il bene viene trattato come un qualsiasi bene di proprietà dell’utilizzatore. Inoltre, mentre il contratto di locazione è stipulato principalmente da imprese, professionisti e imprenditori, la vendita a rate è una forma di finanziamento di norma diretta soprattutto ai consumatori privati e di durata relativamente breve

Chi può stipulare un contratto di leasing finanziario?

Le operazioni di locazione finanziaria (ricomprese tra le “attività di finanziamento sotto qualsiasi forma” di cui all’art.2 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 2 aprile 2015, n. 53) e locazione operativa possono essere realizzate:

In qualità di concedente da:

  • Banche, iscritte nell’Albo di cui all’art. 13 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385;
  • Intermediari finanziari iscritti nell’albo di cui all’art. 106 d.lgs. 1° settembre 1993, n.385;
  • Società finanziarie ammesse al mutuo riconoscimento ai sensi dell’art. 18 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385;

In qualità di utilizzatore da:

  • Imprese,
  • Professionisti,
  • Agenti e rappresentanti,
  • Associazioni,
  • Enti pubblici,
  • Consumatori.

Come l’utilizzatore contabilizza il leasing nel bilancio?

Ai fini della corretta contabilizzazione delle operazioni di leasing (finanziario e operativo) si deve distinguere tra utilizzatore che adotta i principi contabili internazionali (cd. IFRS) e utilizzatore che adotta i principi contabili nazionali (cd. italian gaap). L’iscrizione nel bilancio italian gaap dell’utilizzatore è effettuata nella seguente maniera:

  • Beni in Locazione Finanziaria:
  • Canone come costo a Conto Economico;
  • Σ canoni a scadere nei conti d’ordine;
  • Indicazione nella nota integrativa dei dati contabili che risulterebbero qualora l’operazione fosse stata contabilizzata secondo il metodo finanziario.

Una volta esercitata l’opzione, il bene dato in locazione finanziaria passa dalla proprietà della società concedente a quella dell’utilizzatore: conseguentemente lo stesso deve essere iscritto in bilancio ed ammortizzato per un valore pari al prezzo di riscatto.

  • Beni in Locazione Operativa:
  • Canone come costo a Conto Economico;

L’iscrizione nel bilancio IFRS dell’utilizzatore è effettuata nella seguente maniera:

  • Beni in Finance Leasing:
  • Bene nell’attivo di bilancio con ammortamento ordinario come se fosse di proprietà;
  • Debito vs/ concedente nel passivo
  • Solo gli interessi passivi (impliciti nei canoni) rilevati come costo a Conto Economico;
  • Quote d’ammortamento del bene come fosse di proprietà
  • Beni in Operating Leasing:
  • Canone come costo a Conto Economico.

N.B.: Nella Nota integrativa, in entrambi i casi, vanno indicate una serie di informazioni previste dagli IFRS.

Qual è il trattamento ai fini delle imposte sui redditi dei canoni di locazione finanziaria?

Ai fini delle imposte sui redditi si deve distinguere tra:

  • Imprese che si attengono ai principi contabili nazionali (italian gaap).
  • Imprese che adottano i principi contabili internazionali (IFRS)
  • Imprese che si attengono ai principi contabili nazionali

La disciplina di cui all’art.102 c.7 del TUIR si applica solo alle imprese utilizzatrici che, non applicando i principi contabili internazionali (e quindi lo IAS 17 per le operazioni di leasing), contabilizzano l’operazione di locazione finanziaria (con l’opzione finale di acquisto in contratto) iscrivendo alla voce B, n.8 del conto economico i canoni di competenza dell’esercizio.

In linea generale, la durata fiscale per le imprese è fissata in 12 anni per gli immobili e in un periodo pari alla metà di un normale ammortamento in caso di beni strumentali (incluso il targato commerciale e industriale, le autovetture strumentali e quelle assegnate al dipendente); in caso di autovetture non strumentali la durata fiscale è fissata pari a quella di un normale ammortamento.
  • Imprese che adottano i principi contabili internazionali (IFRS)

I soggetti utilizzatori IFRS con contratti di leasing finanziario (secondo l’accezione classificatoria prevista dallo IAS 17) devono rispettare la regola prevista all’art.102 c.2 per i beni strumentali di proprietà (cfr. Circolare Agenzia delle entrate n.33/E del 10 luglio 2009) in quanto, applicando il principio contabile internazionale, iscrivono il bene nel proprio stato patrimoniale con conseguente ammortamento civilistico (in 34 anni per gli immobili) e ripartizione del canone di locazione tra una quota interessi (gli oneri finanziari da sostenersi lungo la durata del contratto) e una quota capitale (come rimborso del capitale a riduzione del debito verso la società di leasing). Come avviene per esempio per il mutuo l’impresa utilizzatrice IAS adopter deduce la quota di ammortamento e gli interessi passivi di competenza rilevati nel conto economico. Per i contratti di finance lease (secondo l’accezione classificatoria prevista dallo IAS 17):

  • NON SI APPLICA l’art.102 c.7 TUIR
  • SI APPLICA art. 102 c.2 (beni strumentali di proprietà)

Qual è la disciplina del leasing di beni mobili strumentali per le imprese e per i professionisti

Per i contratti stipulati dal 1° gennaio 2014, a prescindere dalla durata contrattuale prevista, le imprese IFRS e per i lavoratori autonomi possono dedurre i canoni in un periodo non inferiore alla metà del periodo di ammortamento per i beni mobili strumentali.

Incentivi alle imprese 2022 per investimenti in leasing finanziario

  • Credito di imposta beni strumentali

    A cosa serve

    Supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

    Quali vantaggi

    A tutte le imprese che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, è riconosciuto un credito d’imposta alle seguenti condizioni:

    1. Beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati
    (allegato A, legge 11 dicembre 2016, n. 232 - ex Iper ammortamento)
    • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
    • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.
    2. Beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati funzionali ai processi di trasformazione 4.0
    (allegato B, legge 11 dicembre 2016, n. 232, come integrato dall'articolo 1, comma 32, della legge 27 dicembre 2017, n. 205)
    • 20% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di Euro. Si considerano agevolabili anche le spese per servizi sostenute mediante soluzioni di cloud computing per la quota imputabile per competenza.
    3. Altri beni strumentali materiali (ex Super Ammortamento)
    diversi da quelli ricompresi nel citato allegato A
    6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

    4. Altri beni strumentali immateriali
    diversi da quelli ricompresi nel citato allegato B
    6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1milione di euro.

    Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 15% se i beni riguardano investimenti in strumenti e dispositivi tecnologici destinati dall’impresa alla realizzazione di modalità di lavoro agile, ai sensi dell’articolo 18 della legge del 22 maggio 2017 n. 81.

    A chi si rivolge

    Tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

    Il credito d'imposta per gli investimenti in altri beni strumentali materiali tradizionali è riconosciuto anche agli esercenti arti e professioni, ai soggetti aderenti al regime forfetario, alle imprese agricole ed alle imprese marittime

    Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale. Sono inoltre escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

    La fruizione del beneficio spettante è subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

    Come si accede

    Per i beni tecnologicamente avanzati materiali e immateriali, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica semplice rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli rispettivamente negli elenchi di cui ai richiamati allegati A e B e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni di costo unitario di acquisizione non superiore a 300.000 euro è sufficiente una dichiarazione resa dal legale rappresentante.

    Maggiori dettagli all’indirizzo:
    https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/credito-d-imposta-beni-strumentali
  • Credito di Imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno (Bonus Sud)

    La legge di bilancio per il 2021, n. 178 del 30 dicembre 2020, ha prorogato l’agevolazione nota come “Bonus sud” fino al 31 dicembre 2022. Con provvedimento del 9 marzo 2021 è stato approvato il modello da utilizzare dal 31 marzo 2021

    Attraverso l’articolo 1, comma 171 , la legge di bilancio per il 2021, n. 178 del 30 dicembre 2020, ha prorogato al 31 dicembre 2022 l’agevolazione prevista dall’articolo 1, commi da 98 a 108, della legge n. 208 del 2015, mentre l’articolo 1, comma 316, della legge di bilancio per il 2020, n. 160 del 2019, ha prorogato al 31 dicembre 2022 la misura riguardante il così detto “tax credit per il Mezzogiorno”, con riferimento agli investimenti effettuati nelle zone economiche speciali (ZES).

    Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 9 marzo 2021, protocollo n. 65238/2021 , è stato aggiornato il modello di comunicazione per poter fruire del credito d’imposta, modello che andrà utilizzato a partire dal 31 marzo 2021. Tale modello sostituisce quello approvato con provvedimento del 14 aprile 2017, modificato con i provvedimenti del 29 dicembre 2017 e del 9 agosto 2019.

    Con riferimento all’agevolazione di cui alla citata legge n. 208 del 2015, conosciuta anche come “Bonus sud”, essa prevede il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive localizzate nelle zone assistite delle regioni indicate nella norma e facenti parte di un progetto di investimento iniziale, e riportate nella tabella che segue.

    Le zone assistite del mezzogiorno
    Campania (Art. 107, paragrafo 3, lett. a) del TFUE)Puglia (Art. 107, paragrafo 3, lett. a) del TFUE)
    Basilicata (Art. 107, paragrafo 3, lett. a) del TFUE)Calabria (Art. 107, paragrafo 3, lett. a) del TFUE)
    Sicilia (Art. 107, paragrafo 3, lett. a) del TFUE)Molise (Art. 107, paragrafo 3, lett. c) del TFUE)
    Sardegna (Art. 107, paragrafo 3, lett. c) del TFUE)Abruzzo (Art. 107, paragrafo 3, lett. c) del TFUE)

    Per poter accedere all’agevolazione, i soggetti interessati devono predisporre, a decorrere dal 31 marzo 2021 e per quanto riguarda gli investimenti effettuati nel 2021 e nel 2022, la “Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nel mezzogiorno, nei comuni del sisma del centro Italia e nelle zone economiche speciali (ZES)”, come modificata e allegata, assieme alle istruzioni, al citato provvedimento del 9 marzo 2021.

    Da un punto di vista soggettivo il credito d’imposta in commento può essere sfruttato dai soggetti titolari di reddito d’impresa, di cui all’articolo 55 del DPR n. 917 del 1986, che sostengono nuovi investimenti rivolti a strutture produttive situate nelle aree indicate nella tabella sopra riportata. Il comma 98 della citata legge n. 208, come modificato dall’articolo 1, comma 171 della legge di bilancio per il 2021, n. 178 del 2020, individua tali soggetti come «le imprese che effettuano l’acquisizione dei beni strumentali nuovi indicati nel comma 99, destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, ammissibili alle deroghe previste dall’articolo 107, paragrafo 3, lettera a), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e nelle zone assistite delle regioni Molise e Abruzzo, ammissibili alle deroghe previste dall’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (…)».

    Con la circolare 34/E del 2016, L’Agenzia delle entrate ha chiarito che tra i soggetti ammessi al credito d’imposta per la ripresa degli investimenti nel Mezzogiorno rientrano, oltre alle imprese nazionali, rientrano anche le stabili organizzazione nel territorio dello Stato di soggetti non residenti.

    Sempre da un punto di vista soggettivo, il comma 100 della legge n. 208 del 2015 individua i soggetti esclusi dall’agevolazione. Si tratta dei soggetti che operano nei seguenti settori dell’industria:

    • siderurgica
    • carbonifera
    • della costruzione navale
    • delle fibre sintetiche
    • dei trasporti e delle relative infrastrutture
    • della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche

    Restano inoltre esclusi dall’agevolazione i soggetti operanti nei settori creditizio, finanziario e assicurativo. La norma stabilisce l’esclusione dal bonus sud per le imprese in difficoltà, individuate dalla comunicazione della Commissione europea 2014/C 249/01, del 31 luglio 2014. Si tratta, nello specifico, di quelle imprese che in assenza di un intervento da parte dello Stato sono quasi certamente destinate al collasso economico nel breve o medio periodo.

    Si ricorda che in merito alle esclusioni soggettive dal bonus in commento, l’Agenzia delle entrate con la citata circolare 34/E del 2016 ha chiarito che ai fini dell’individuazione del settore di appartenenza e per verificare non vi sia esclusione dal credito d’imposta, si deve tener conto del codice attività ATECO, la cui indicazione deve essere fornita nella compilazione del modello di comunicazione per la fruizione dell’agevolazione, e riferibile alla struttura produttiva presso la quale è realizzato l’investimento oggetto del credito d’imposta richiesto.

    Da un punto di vista oggettivo il credito d’imposta riguarda gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature varie, se utilizzati per le finalità stabilite dalla legge

    Gli investimenti agevolabili, in base alle norme contenute nella legge n. 208 del 2015, sono quelli che fanno «parte di un progetto di investimento iniziale come definito all’articolo 2 , punti 49, 50 e 51, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio».

    Gli investimenti agevolabili
    Investimenti in macchinari, impianti e attrezzature varie relativi a:Creazione di un nuovo stabilimento
    Ampliamento delle capacità di uno stabilimento esistente
    Diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente
    Cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente

    Con la circolare 34/E del 2016, l’Agenzia elle entrate ha chiarito la previsione contenuta nel comma 98 dell’articolo 1, della legge n. 208 del 2015, secondo la quale l’agevolazione riguarda gli investimenti in beni strumentali “nuovi”.

    Il requisito della novitàRientra nell’agevolazione anche l’acquisto di un bene esposto in show room ed impiegato esclusivamente dal rivenditore a scopo dimostrativo: l’utilizzo esclusivo del bene a fini dimostrativi, infatti, non inficia il requisito della novità
    Anche per i beni complessi, alla cui realizzazione abbiano concorso anche beni usati, il requisito della “novità” sussiste in relazione all’intero bene, purché l’entità del costo relativo ai beni usati non sia prevalente rispetto al costo complessivamente sostenuto

    Per quanto concerne la determinazione dell’agevolazione, il comma 101 della legge di stabilità 2016 dispone che “il credito d’imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni indicati nel comma 99, nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, pari a 3 milioni di euro per le piccole imprese, a 10 milioni di euro per le medie imprese e a 15 milioni di euro per le grandi imprese».

    Come detto, il credito d’imposta è riconosciuto, sempre dopo le modifiche apportate dalla legge di bilancio per il 2021, fino al 31 dicembre 2022, e spetta nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020 C (2014) 6424 final del 16 settembre 2014, come modificata dalla decisione C (2016) 5938 final del 23 settembre 2016, che viene riportata nella tabella che segue, misura massima che varia anche a seconda se si tratta di piccola, media o grande impresa.

    Misura massima del credito d’imposta
    RegionePiccole impreseMedie impreseGrandi imprese
    Campania45%35%25%
    Puglia45%35%25%
    Basilicata45%35%25%
    Calabria45%35%25%
    Sicilia45%35%25%
    Sardegna45%35%25%
    Abruzzo30%20%10%
    Molise30%20%10%

    Viene specificato anche all’interno delle istruzioni al modello di comunicazione allegato al provvedimento del 9 marzo 2021, che «Tali misure costituiscono l’intensità massima di aiuto» ed inoltre che poiché dal 1° marzo 2017 l’agevolazione è cumulabile con altri aiuti di Stato e aiuti “de minimis”, «il credito d’imposta è determinato applicando le predette percentuali al costo dei beni strumentali e diminuendo il relativo risultato dell’ammontare degli aiuti concessi o richiesti».

    La dimensione dell’impresa
    Piccole impresepresentano contestualmente meno di 50 dipendenti e fatturato annuo o totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro
    Medie impresepresentano contestualmente meno di 250 dipendenti e fatturato annuo non superiore ad euro 50 milioni ovvero totale di bilancio annuo non superiore ad euro 43 milioni
    Grandi impresepresentano contestualmente più di 250 dipendenti e fatturato annuo superiore ad euro 50 milioni o totale di bilancio annuo superiore ad euro 43 milioni

    Si ricorda che
    • Il “Bonus sud” è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 dalla legge di bilancio per il 2021.
    • Il modello per la richiesta e le relative istruzioni sono contenute nel provvedimento del 9 marzo 2021.
    “Bonus sud”: il nuovo modello per il 2021 e 2022 – i punti salienti
    La normativaAttraverso l’articolo 1, comma 171, la legge di bilancio per il 2021, n. 178 del 30 dicembre 2020, ha prorogato al 31 dicembre 2022 l’agevolazione prevista dall’articolo 1, commi da 98 a 108, della legge n. 208 del 2015 mentre l’articolo 1, comma 316, della legge di bilancio per il 2020, n. 160 del 2019, ha prorogato al 31 dicembre 2022 la misura riguardante il così detto “tax credit per il Mezzogiorno”, con riferimento agli investimenti effettuati nelle zone economiche speciali (ZES).
    Il “Bonus sud”Con riferimento alla agevolazione di cui alla citata legge n. 208 del 2015, articoli 1, commi da 98 a 108, conosciuta anche come “Bonus sud”, essa prevede il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive localizzate nelle zone assistite delle regioni indicate nella norma e facenti parte di un progetto di investimento iniziale
    L’ambito soggettivoDa un punto di vista soggettivo il credito d’imposta in commento può essere sfruttato dai soggetti titolari di reddito d’impresa, di cui all’articolo 55 del DPR n. 917 del 1986, che sostengono nuovi investimenti rivolti a strutture produttive situate nelle aree indicate nella tabella sopra riportata
    L’ambito oggettivoGli investimenti agevolabili, in base alle norme contenute nella legge n. 208 del 2015, sono quelli che fanno «parte di un progetto di investimento iniziale come definito all’articolo 2, punti 49, 50 e 51, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio»


    Maggiori dettagli all’indirizzo:
    https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/credito-di-imposta-per-il-mezzogiorno-pon
  • Incentivo beni strumentali Nuova Sabatini

    Cos'è
    • La misura Beni strumentali ("Nuova Sabatini") è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese
    • La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali.

    A chi si rivolge
    Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) che alla data di presentazione della domanda:

    • sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca
    • sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali
    • non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea
    • non si trovano in condizioni tali da risultare imprese in difficoltà
    • sono residenti in un Paese estero purché provvedano all’apertura di una sede operativa in Italia entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento

    Settori ammessi
    Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:

    • attività finanziarie e assicurative
    • attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione

    Cosa finanzia
    I beni devono essere nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali” e “altri beni” ovvero spese classificabili nell'attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC (Organismo italiano di contabilità), nonché a software e tecnologie digitali. Non sono in ogni caso ammissibili le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”
    Gli investimenti devono soddisfare i seguenti requisiti:

    • autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito
    • correlazione dei beni oggetto dell’agevolazione all’attività produttiva svolta dall’impresa

    Le agevolazioni
    Consistono nella concessione da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese per sostenere gli investimenti previsti dalla misura, nonché di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti
    L’investimento può essere interamente coperto dal leasing, deve essere:

    • di durata non superiore a 5 anni
    • di importo compreso tra 20.000 euro e 4 milioni di euro
    • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili

    Il contributo del Ministero dello sviluppo economico è un contributo il cui ammontare è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:
    • 2,75% per gli investimenti ordinari
    • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “industria 4.0”)

    Maggiori dettagli all’indirizzo:
    https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/beni-strumentali-nuova-sabatini

La Ragioneria dello Stato fuga ogni dubbio: sì alla cumulabilità degli incentivi coperti dal PNRR (incluso Transizione 4.0) con altre misure

La Ragioneria dello Stato ha chiarito i dubbi residui in merito alla cumulabilità delle misure di incentivo finanziate con risorse a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con altre agevolazioni: questi incentivi possono infatti essere cumulati, a patto naturalmente di non coprire gli stessi costi. A specificarlo in via definitiva è la Circolare N. 33 della Ragioneria dello Stato datata 31/12/2021 e firmata dal Ragioniere Generale dello Stato Biagio Mazzotta. La questione era emersa a seguito soprattutto della Circolare n. 21 della stessa Ragioneria dello Stato datata 14 ottobre 2021, che disponeva le Istruzioni Tecniche per la selezione dei progetti PNRR. In particolare, aveva destato preoccupazioni il richiamo della Ragioneria all'”obbligo di assenza del c.d. doppio finanziamento, ossia che non ci sia una duplicazione del finanziamento degli stessi costi da parte del dispositivo e di altri programmi dell’Unione, nonché con risorse ordinarie da Bilancio statale”. In molti avevano interpretato questa istruzione, che richiamava il Regolamento Europeo 2021/241, come un sostanziale divieto di cumulo tra qualsiasi incentivo finanziato con le risorse del PNRR e altre agevolazioni, di qualsiasi natura esse fossero, anche se finanziate con risorse statali.

Doppio finanziamento e cumulabilità sono concetti differenti

Nella nuova circolare di chiarimento, il Ragioniere Mazzotta sottolinea invece che doppio finanziamento e cumulo sono due principi distinti e non sovrapponibili. Il primo era e resta vietato, il secondo invece è previsto e consentito.

Ma qual è la differenza tra i due concetti?

Come spiega Mazzotta, “il divieto di doppio finanziamento, previsto espressamente dalla normativa europea, prescrive che il medesimo costo di un intervento non possa essere rimborsato due volte a valere su fonti di finanziamento pubbliche anche di diversa natura”. La cumulabilità invece “si riferisce alla possibilità di stabilire una sinergia tra diverse forme di sostegno pubblico di un intervento, che vengono in tal modo “cumulate” a copertura di diverse quote parti di un progetto/investimento”. Quest’ultima fattispecie è prevista e consentita nell’ambito del PNRR dall’art. 9 del Regolamento UE 2021/241, là dove recita Il sostegno fornito nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) si aggiunge al sostegno fornito nell’ambito di altri programmi e strumenti dell’Unione. Mazzotta conclude quindi che è “pertanto prevista la possibilità di cumulare all’interno di un unico progetto fonti finanziarie differenti “…a condizione che tale sostegno non copra lo stesso costo” (divieto di doppio finanziamento)”. La circolare offre anche un esempio pratico. “Se una misura del PNRR finanzia il 40% del valore di un bene/progetto, la quota rimanente del 60% può essere finanziata attraverso altre fonti, purché si rispettino le disposizioni di cumulo di volta in volta applicabili e, complessivamente, non si superi il 100% del relativo costo. In quest’ultimo caso, parte dei costi sarebbero infatti finanziati due volte e tale fattispecie sarebbe riconducibile all’interno del cosiddetto “doppio finanziamento”, di cui è fatto sempre divieto”.

La regola vale anche per il Piano Transizione 4.0

Le misure del piano Transizione 4.0 sono tra quelle maggiormente interessate da questa disciplina. Ricordiamo infatti che sull’acquisto di beni strumentali insistono diversi incentivi (es. la Nuova Sabatini o il credito d’imposta per il Mezzogiorno). Nella circolare, la Ragioneria dello Stato specifica – se mai ve ne fosse ulteriore bisogno – che “quanto sopra esposto vale anche per la misura PNRR Transizione 4.0 che prevede la concessione di un credito d’imposta per le imprese che investono in tecnologie 4.0 e in Ricerca e sviluppo. In tale fattispecie, laddove l’investimento risultasse in parte finanziato da altre risorse pubbliche, è ammesso il cumulo con il credito d’imposta (fino a concorrenza del 100% del costo dell’investimento), esclusivamente per la parte di costo dell’investimento non finanziata con le altre risorse pubbliche”.

Il testo della circolare all’indirizzo:
https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2021/33/Circolare-del-31-dicembre-2021-n-33.pdf
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